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Di seguito sono consultabili i numeri del notiziario distribuito nelle famiglie della parrocchia.

 

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Carissimi,

ottava puntata del nostro programma:

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

 

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Carissimi,

settima puntata del nostro programma:

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

 

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Carissimi,

sesta puntata del nostro programma:

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

La intitoliamo: “Sartirana annesso a Merate”. L’Amico di Sartirana del febbraio 1928 riporta la notizia:

 

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Carissimi,

quinta puntata del nostro programma:

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

La intitoliamo: “La campana, le scritte, i colori”. Così scrive don Luigi Belloni su L’Amico di Sartirana del novembre 1929:

 

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Carissimi,
  quarta puntata del nostro programma

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

Tema: Una visita al nostro Cimitero.

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Carissimi,
    terza puntata del nostro programma

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

Dal notiziario parrocchiale di Gennaio 1927, don Luigi Belloni scrive: “L’anno 1927 per noi sartiranesi dovrà essere un anno di festa, o almeno di speranza per la chiesa nuova”.
Febbraio 1927: “Il preposto di Olginate cav. Don Giuseppe Perego, nativo di Sartirana, ha disposto una buona sorpresa per l’inizio dei lavori della chiesa nuova”.
Luglio 1927: il parroco apre un “Libro d’oro”, una sottoscrizione “pro chiesa” con elenco di persone e relative offerte (l’offerta più cospicua è di Lire 250).
Settembre 1929: il parroco tira le somme e conclude con equilibrio e prudenza.

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Carissimi,
    la prima parte del nostro notiziario è la seconda puntata di

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

 

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Carissimi,

con questo notiziario vi riporto indietro negli anni passati. Prenderò in mano scritti e pubblicazioni conservati nell’Archivio Parrocchiale e sceglierò fatti ed avvenimenti caratteristici e importanti. Se vogliamo dare un titolo a questa rubrica:

“UN TUFFO NEL PASSATO PER APPREZZARE IL PRESENTE”

 

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Carissimi,
le apparizioni della Vergine a Fatima e la vita di alcuni Papi.
A Roma, nella basilica di S. Pietro, il Papa Benedetto XV° il 13 maggio 1917 consacrava Vescovo Eugenio Pacelli, che diventerà Papa nel 1939 prendendo il nome di Pio XII°: era l’anno e il giorno della prima apparizione a Fatima. Il 30 e 31 ottobre Pio XII°, passeggiando nei giardini vaticani, vide rinnovarsi nel cielo il miracolo del sole, come a Fatima.
Il Patriarca di Venezia, Albino Luciani, durante il pellegrinaggio a Fatima nel luglio 1977 è invitato a un incontro con suor Lucia, la terza veggente di Fatima. Il colloquio dura a lungo e il Patriarca mantiene il segreto e appare preoccupato. L’anno seguente è eletto Papa: Giovanni Paolo I°.
Giovanni Paolo II° è colpito a morte il 13 maggio 1981. Il Papa attribuì la sua salvezza a quella “mano materna che deviò il proiettile”. Era l’anniversario della prima apparizione a Fatima. Nel 2000 dichiarò beati i due pastorelli Francesco e Giacinta a Fatima, dove fu letto il terzo segreto rivelato dalla Vergine. Consacrò il mondo e la Russia al Cuore Immacolato di Maria, come aveva chiesto la Madonna a Lucia.
La piccola Giacinta si innamorò tanto del Papa che, ogni volta che offriva i suoi sacrifici a Gesù, aggiungeva: “è per il Santo Padre”.

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Carissimi,
 è Pasqua. “Questo è il giorno che ha fatto il Signore”.
Lo si può dire di tutti i giorni dell’anno (ogni giorno è un miracolo). Lo si dice del Natale, di alcuni giorni particolari (Prima S. Comunione - Cresima – Sacerdozio – Matrimonio). Lo si può dire del primo giorno della creazione. A Pasqua la Chiesa prega così: “Se fu prodigio grande la creazione del mondo, prodigio ancora più adorabile e grande è il compimento della nostra salvezza”. E il compimento della nostra salvezza è la Pasqua del Signore: la sua morte in Croce e la Resurrezione. Il Figlio di Dio fatto uomo, nato da una Vergine, per amore offre a Dio la sofferenza della Croce: ma proprio attraverso questa apparente sconfitta, con la Resurrezione vince la morte, satana, il peccato.
Grande è la nostra gioia, è quella dei discepoli: dopo la morte in Croce si ritrovano in mezzo a loro Gesù vivo e risorto. Non vi è gioia più grande di questa.
La Pasqua 2017 porta una bella novità nella nostra parrocchia. L’Arcivescovo ci ha ridonato un parroco, come guida nel nostro cammino. E’ don Carlo Motta, parroco di Calco e decano: lo accogliamo con affetto e riconoscenza. Grazie, don Carlo!

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Carissimi,
la Vergine Maria è apparsa a Fatima a tre pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta. Esattamente 100 anni fa, il 13 maggio 1917.
Papa Francesco si recherà a Fatima il 13 maggio 2017 per ricordare questo grande dono che Dio ha fatto alla sua Chiesa.
Nel luglio del 2003 abbiamo avuto la grazia di ospitare nella nostra Chiesa una statua della Madonna proveniente da Fatima. Sono stati giorni di Paradiso. Sembrava che il Cielo si fosse aperto sulla nostra Chiesa e ci fu un accorrere di fedeli, lieti di salutare e pregare questa Madre dolcissima.
Le ultime parole che la Vergine Maria disse ai pastorelli il 13 ottobre 1917: “Non offendete più nostro Signore, che è già tanto offeso”. Sono parole consegnate ai tre pastorelli, ma rivolte a tutti i suoi figli, anche a noi. Parole che toccano il cuore ed esprimono il dolore di una Madre: vedere che quel Figlio, che ha generato per la nostra salvezza, non è compreso, ricordato, amato da noi suoi figli.
Iniziamo la Quaresima custodendo nel cuore queste parole brevi, semplici, che ci dicono tante cose. Recitiamo tanti rosari, siamo presenti e attenti alla Messa della domenica. Facciamo in modo che nel nostro piccolo paese si respiri un’aria buona. Il vento della fede in Gesù, dell’amore vicendevole, dell’attenzione ai malati e ai poveri: il vento dello Spirito Santo.

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Carissimi,
    passano lentamente i giorni e si avvicina il s. Natale. Quest’anno purtroppo non riuscirò a passare in ogni famiglia per un breve momento di preghiera e per la benedizione. A Dio piacendo, verrò in occasione della s. Pasqua. Mi dispiace, perché passando di famiglia in famiglia ho la fortuna di vedere e incontrare persone conosciute, ma con le quali ho avuto rare occasioni di parlare. Mi dispiace anche perché il momento di preghiera segna il legame di fede che ci unisce e che esprimiamo soprattutto in circostanze particolari come il s. Natale. Altre volte, con l’immaginetta della nascita di Gesù, vi ho lasciato l’immagine di un santo.  Quest’anno vi lascio la nascita di Gesù in legno, piccola, ma bella e dolcissima. Voi direte: perché? Perché, purtroppo, si sta cancellando intorno a noi il vero Natale. C’è il cinema di Natale, il pranzo di Natale, il regalo di Natale, il panettone di Natale, il babbo Natale e quant’altre sciocchezze la pubblicità sta inventando. Si chiudono le bocche dei piccoli e degli scolari e studenti, perché nelle poesie, nei canti, nelle rappresentazioni teatrali non venga pronunciato il nome di Gesù.
Eppure il Natale è il Natale (la nascita) di Gesù. Il Natale è un compleanno ed è il compleanno di Gesù, del Figlio di Dio che a Betlemme in una stalla è nato bambino dalla Vergine Maria. Non basta dire o fare “aggiungi un posto a tavola”. Il Natale è qualcosa di più grande, di più difficile da capire. Oggi, come ogni anno, riceviamo una ricchezza che ci viene donata: non sciupiamola, ma conserviamola.

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Carissimi,
ottobre, mese del Rosario e mese missionario. Ai bambini della Prima Comunione dono come ricordo una corona del Rosario. Una corona speciale, che viene chiamata “Rosario missionario”. I grani della corona sono colorati. Cinque decine con grani di cinque colori diversi: bianchi, rossi, verdi, gialli, azzurri. Rappresentano i cinque continenti del mondo: l’Europa (bianco), le Americhe (rosso), l’Africa (verde), l’Asia (giallo), l’Oceania (azzurro). Questa corona abbraccia il mondo. Che bello se, alla sera, in ogni casa, i bambini e i ragazzi, con questa corona e assieme a tutta la famiglia, pregassero perché il Vangelo sia annunciato in tutto il mondo. Non lasciate la corona del Rosario nel cassetto, tenetela in tasca, vi accompagnerà dovunque vi troviate e in ogni circostanza della vita.

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Carissimi,
stiamo vivendo un momento di grazia particolare: l’Anno Santo o Giubileo della “Misericordia”. Il Papa ci invita continuamente a non accontentarci di parole, di discussioni, ma a tradurre in opere concrete, con gesti di carità, la nostra fede.
Nel mese di maggio abbiamo letto la vita di S. Martino de’ Porres. Siamo nel lontano 1500, in Perù; un santo mulatto che pregava tanto, faceva penitenze straordinarie e riempiva le sue giornate assistendo i malati, aiutando i poveri e ridonando dignità ai neri portati dall’Africa e trattati come schiavi. La gente lo chiamava “Martino della carità”.
Domenica 4 settembre il Papa ha dichiarato santa Madre Teresa di Calcutta. Di origine albanese, donna del nostro tempo, si è messa, in India, al servizio dei più poveri tra i poveri e ha riempito il mondo e la nostra epoca della luce della sua generosità. Diceva: “Pregando, Dio mi mette il suo amore nel cuore e così posso amare i poveri. Pregando”.
Quali esempi, altro che gli idoli e i Vip dello sport, del cinema, della TV. Sono questi i nostri maestri!

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Carissimi,
passo dopo passo siamo ormai a ridosso della nostra festa Patronale in onore dell’Apostolo  Pietro, anche se il clima non è proprio quello estivo.
Dopo la Pasqua del Signore, quando Gesù ci ha fatto dono di sua Madre e Maria è diventata Madre della Chiesa, ci siamo ritrovati ogni sera davanti alla Vergine, abbiamo guardato il suo volto dolcissimo recitando il Rosario nel Santuario e nei cortili del nostro paese. C’è stata grande festa per la Prima Comunione dei piccoli e per la festa del Santuario; abbiamo pregato per p. Illuminato nel 50° anniversario del suo Sacerdozio e concluso il mese di maggio con la processione “aux flambeaux” accompagnando la bella statua della nostra Madonna scendendo dalla collina, dalla Torre verso la Chiesa nuova.

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Carissimi,
    nel documento di indizione dell’Anno Giubilare sulla misericordia, papa Francesco termina lo scritto rivolgendo il suo pensiero a Maria SS. Fermiamoci sulle ispirate parole del Papa.


Il pensiero ora si volge alla Madre della misericordia. La dolcezza del suo sguardo ci accompagni  in questo Anno santo,  perché tutti possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. Nessuno come Maria ha conosciuto la profondità del mistero di Dio fatto uomo.
Tutto nella sua vita è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne.
La Madre del Crocifisso Risorto è entrata nel santuario della misericordia divina perché ha partecipato intimamente al mistero del suo amore.
Scelta per essere lo Madre del Figlio di Dio, Maria è stata da sempre preparata dall'amore del Padre per essere Arca dell'Alleanza tra Dio e gli uomini.
Ha custodito nel suo amore la divina misericordia in perfetta sintonia con il suo figlio Gesù.
Il suo canto di lode, sulla soglia della casa di Elisabetta, fu dedicato alla misericordia che si estende «di generazione in generazione» (Lc 1,50).
Anche noi eravamo presenti in quelle parole profetiche della Vergine Maria. Questo ci sarà di conforto e di sostegno mentre attraverseremo la Porta santa per sperimentare i frutti della misericordia divina.
Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell'amore, è testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Gesù. Il perdono supremo offerto a chi lo ha crocifisso ci mostra fin dove può arrivare la misericordia di Dio. Maria attesta che la misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tutti senza escludere nessuno.
Rivolgiamo a lei la preghiera antica e sempre nuova della Salve Regina, perché non si stanchi mai di rivolgere a noi i suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare il volto della misericordia, suo figlio Gesù.

 

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Carissimi,
    è Pasqua. Gesù, il Figlio di Dio, rifiutato e condannato alla morte in Croce, è risorto. Tutti nasciamo, solo Uno è risorto da morte. Ed è questo che fa la differenza tra il cristianesimo e le altre religioni. E’ stato per i discepoli di Gesù giorno di gioia, di stupore, di fiducia, dopo la paura e la dispersione. La Chiesa ripete a noi, come gli Angeli alla Maddalena: “Non piangere Maria, il Signore è risorto”. A custodire questa tomba vuota nella Basilica del s. Sepolcro in Gerusalemme ci sono dieci frati francescani di diverse nazionalità. Questi frati sono consapevoli dell’unicità (ce n’è uno solo) del s. Sepolcro. “E’ il luogo più santo della cristianità. Qui Gesù è stato crocifisso e sepolto e poi è risorto. Abitare qui, venire qui in pellegrinaggio sono grazie che ci ricordano che dobbiamo ripartire colmi di gioia”  (frà Junio).

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Carissimi,
papa Francesco, nel messaggio per la Quaresima, tra l’altro scrive: “La misericordia di Dio trasforma il cuore dell’uomo e lo rende capace a sua volta di misericordia. Le opere di misericordia corporale e spirituale ci ricordano che la nostra fede si traduce in azioni concrete e quotidiane, destinate ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sulle quali saremo giudicati.
La misericordia del Signore rende l’uomo prezioso, come una ricchezza personale che gli appartiene, che Egli custodisce e in cui si compiace”.

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Carissimi,
c’è un legame spirituale tra Betlemme e la Chiesa. Lì nacque il Salvatore, colui che avrebbe istituito la comunità dei cristiani e le avrebbe affidato il compito straordinario e gravoso di essere il Corpo di Cristo, di renderlo visibile e presente agli uomini di ogni tempo e di ogni nazione. C’è un legame singolare anche tra Betlemme e la nostra comunità. Il tabernacolo della nuova Chiesa è di legno, come di legno era la mangiatoia dove Maria depose il Bambino. P. Geremia, nostro parroco dal 1940 al 1950, frate francescano, ricoprì per alcuni anni l’incarico di “Commissario di Terra Santa” per la Lombardia. Il nostro don Maurizio Spreafico passò diverso tempo a Betlemme come responsabile della “Ispettoria di Gesù adolescente” per i Salesiani. Questi eventi di grazia portano Betlemme, con tutti i suoi problemi, al centro del nostro cuore, soprattutto in queste festività natalizie. Il presepe non è altro che la cara e simpatica rappresentazione di questo villaggio, che divide la storia umana in due periodi: prima di Cristo e dopo Cristo. 

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Carissimi,
continuiamo la lettura breve della Bolla papale di indizione dell’Anno Santo.
L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, festa dell’Immacolata Concezione. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha lasciato l’umanità sola, in balìa del male. Per questo ha voluto Maria santa e immacolata, perché diventasse la Madre del Redentore. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono.
La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato.
Aprirò la Porta Santa l’8 dicembre, nel 50° anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II°. San Giovanni XXIII° così disse all’apertura del Concilio: “La Chiesa preferisce usare la medicina della misericordia. Con questo concilio innalza la fiaccola della verità, ma vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà verso tutti.” 

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