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Home Sigillati in casa Il diacono Davide commenta il Vangelo della domenica

QUARTA DOMENICA DOPO PASQUA - 3 MAGGIO 2020

 
Quarta Domenica dopo Pasqua - Gv 10, 11-18 “il Buon Pastore”
Giornata dedicata per le vocazioni.
 
Il racconto del Vangelo ci presenta Gesù che, nel tempio di Gerusalemme, durante una disputa con i “Giudei”, cioè gli scribi, i farisei, gli anziani e i sacerdoti che sono le guide materiali e spirituali del popolo, utilizza un’immagine molto familiare ai suoi ascoltatori, il pastore. 
Gesù ha appena affrontato i rimproveri e gli insulti dei giudei a seguito del discorso sull’appartenenza al popolo di Israele (essere “figli di Abramo” e osservare “la Legge”) quale unica condizione necessaria per poter avere la salvezza. Nel brano che ci viene proposto oggi, Gesù invece ribadisce la lieta notizia: tutti coloro che ascoltano il “Buon Pastore”, la sua Parola, si fidano e lo seguono sono chiamati alla salvezza, alla comunione con il Padre. 
Anche Paolo, nella lettera ai cristiani di Roma, sottolinea questa apertura di orizzonti di Gesù: ha capito che la salvezza è veramente per tutti e lui, fariseo, persecutore convertito, sente su di sé la chiamata ad essere missionario di questa Parola, pastore delle chiese che stanno nascendo a Filippi, a Tessalonica a Efeso. 
 
Ricordo ancora con emozione che questo brano di Vangelo fu proclamato il giorno della mia ordinazione diaconale e il nostro arcivescovo Mario appena insediato, commentando la figura di San Carlo, grande pastore della Chiesa di Milano, pose l'accento sulla sua azione in favore dell'unità della Chiesa contro il male: “i lupi” e i pastori mercenari (erano i tempi drammatici della scissione protestante).
I “lupi” di oggi sono le invidie e i rancori nelle comunità (come le discriminazioni in seno alla prima comunità raccontate negli Atti, che furono il motivo dell’elezione dei sette diaconi), le preoccupazioni della vita prodotte da comportamenti di sfruttamento, ma anche le voci di falsi profeti e le false verità di coloro che vogliono confondere e creare divisioni nel “gregge”: rapiscono scompaginano disperdono e confondono per un proprio tornaconto di potere. Il mercenario è simile ai giudei narrati da Giovanni: propone logiche di giudizio (e pregiudizio) di esclusione, di persecuzione e condanna per il timore di perdere un potere; dimentica i toni della misericordia, della tenerezza, della compassione e della gratuità che sono propri di Gesù.
 
Ogni pastore che ha a cuore le (sue) pecore è chiamato proprio a custodire e ricomporre la comunione nel gregge, nell’imitazione del Buon Pastore: con umiltà, dolcezza e un animo grande e generoso. E’ chiamato, con l’esempio e la parola, a condurre le pecore, che non sono sua proprietà, alla comunione con il Padre che gliele ha affidate. 
Il Vangelo sottolinea che Gesù ha una profonda relazione personale con le sue pecore (“il pastore “conosce” le sue pecore”) e desidera che anche i pastori della sua chiesa vivano questa relazione fino ad assumerne “l’odore”. 
Gesù ama come il Padre, un amore gratuito, non mercenario, che non chiede nulla in cambio, fino al dono libero di sé stesso: il suo unico interesse è essere in comunione con le sue pecore, tutte, nessuna esclusa, soprattutto quelle che hanno più bisogno di sentirsi amate. 
 
Mi piace pensare che questa giornata proposta per la vocazione (comunemente intesa come quella sacerdotale) possa in realtà interpellare tutti coloro che all'interno della Chiesa, sono stati chiamati a collaborare con i pastori esercitando compiti pastorali. Penso a un catechista, un educatore, un animatore dei ragazzi e dei bambini, un animatore della pastorale familiare o della liturgia, tutti chiamati a servire la Chiesa prendendosi cura dei fratelli con la stessa amabilità del Buon Pastore…che si fa umile servo.
 
Infine mi preme sottolineare un ultimo aspetto che ho colto e che ritengo centrale: la relazione tra il pastore e le pecore è dinamica, sempre in movimento: il pastore chiama le pecore e loro lo ascoltano, lo riconoscono e lo seguono. Dunque, è una sequela che nasce da una chiamata. 
 
Di fronte a tanti episodi di “chiamate” di Gesù mi sono domandato: ma come chiama Gesù? In quali circostanze? Con quale tono di voce? E in questi giorni la mente ritorna nel giardino, la pietra rotolata, la tomba vuota, “Donna perchè piangi?” Maria desidera il suo Signore, è lì ma non lo riconosce. Poi si sente chiamare per nome: Maria! Con quanto amore si sarà sentita chiamare Maria!
 
Io ascolto la Parola del Signore che mi chiama? In questa chiamata mi sento amato, desiderato? Riconosco Gesù? Decido di seguirlo? Mi affido e mi consegno con fiducia lui? Il mio pastore l’unico Buon pastore…
 
diacono Davide

 

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