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Home Sigillati in casa Omelie di don Riccardo per il Triduo Pasquale

SABATO SANTO - 11 APRILE 2020

SANTA PASQUA DI RESURREZIONE
 
1. Carissimi, oggi la Chiesa fa un annuncio, comunica al mondo una notizia molto semplice: Gesù crocefisso, morto, e sepolto è risorto dai morti.
 
Comunicandoci questa notizia, la Chiesa non intende dirci e manifestare una semplice convinzione soggettiva di alcune persone. Ed ancor meno intende narrarci un mito, che noi dobbiamo interpretare come una grande metafora dell’uomo che non vuole rassegnarsi alla morte.
La notizia che oggi la Chiesa ci dà è molto semplice. Si tratta di un fatto realmente accaduto nella città di Gerusalemme, e che fu sperimentato da diversi testimoni. "Dio lo ha resuscitato dai morti e volle che apparisse …a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua morte".
 
Come spesso succede, è un fatto che i primi testimoni dovettero ammettere contro ogni loro previsione: spesso i fatti sono testardi. Lo abbiamo sentito nel racconto evangelico.
 
Dove si va se si vuole compiere quei gesti di pietà che siamo soliti compiere per i nostri defunti? Si va al cimitero, presso la loro tomba. E così fecero le donne di cui parla il Vangelo: "si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato". Avevano visto coi loro occhi seppellire il cadavere di Gesù. Ma si imbattono in qualcosa di imprevisto: il sepolcro è aperto; dentro non c’è più il corpo di Gesù. Quale la loro reazione? una profonda incertezza; un inquieto domandarsi che cosa poteva essere successo. Tutto, cioè, meno che pensare ad una risurrezione.
 
E’ a queste donne che viene data per la prima volta la notizia: la stessa notizia che Pietro ripeterà al centurione Cornelio; la stessa notizia che la Chiesa oggi dona a ciascuno di noi: "perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui; è resuscitato".
 
Quale è il contenuto più preciso di questa notizia? Che cosa è realmente accaduto dentro a quella tomba? L’umanità di Gesù, che escluso il peccato è esattamente come la nostra, è stata nel momento della risurrezione introdotta nella partecipazione della vita, della gloria stessa di Dio. Possiamo pertanto e dobbiamo parlare di una definitiva vittoria di Gesù sulla morte. Egli infatti non è passato dalla condizione di vita quale noi viviamo alla vita divina, ma è passato dalla morte alla vita: ad una vita umana che non può morire. Ha radicalmente cambiato la nostra condizione umana di viventi mortali.
 
Egli, dunque, è vivente per sempre; è qui in mezzo a noi; noi parliamo di Lui non come di un assente, ma di uno che è presente. Per questo la celebrazione dell’Eucarestia non è semplicemente un ricordo del passato, ma la gioia dell’incontro con una persona viva.
 
Qui sta tutta la differenza tra i cristiani ed altri uomini: c’è – come ebbe a dire un funzionario romano del tempo di Paolo [cfr. At 25,14]- un certo "Gesù morto" che i cristiani sostengono vivo, vivente di una Vita che non conoscerà mai la morte. E questo fatto cambia anche la nostra esistenza, e non soltanto la sua.
 
2. In che cosa consiste questo cambiamento? L’apostolo Paolo ci ha detto: "se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra".
 
Mediante la fede ed i sacramenti è dato all’uomo di entrare in contatto reale [non solo col ricordo o col pensiero] col Cristo risorto. 
 
Che cosa accade dunque "se siamo risorti con Cristo"? Lo possiamo già verificare in quelle donne e uomini che per primi hanno creduto nel Signore risorto; che per primi lo hanno incontrato.
 
Avete sentito: la pagina evangelica parla di paura, di incredulità, di rifiuto di ciò che alcune donne dicevano come fosse vaneggiamento. Ma dal momento in cui incontrano il Signore risorto, cominciano ad uscire da questa situazione di profonda tristezza ed avvilimento. Iniziano a vivere, a muoversi, a sperare in un mondo nuovo posto in essere dalla nuova, vera, ultima realtà: la Signoria di Cristo risorto, esercitata mediante la remissione dei peccati. Hanno cominciato a "pensare alle cose di lassù, non a quelle della terra" direbbe Paolo, a "desiderare le cose di lassù".
 
Chi incontra il Signore risorto diventa capace di "pulire" la creazione, e di riportarla alla sua originaria bellezza, liberandola dalla corruzione, dalla vanità e dalla caducità del peccato, indotte in essa dall’umanità peccatrice. Le "cose di lassù", cioè la Signoria di Cristo risorto, entrano dentro le "cose di quaggiù" e le riportano alla loro bellezza e verità, ad iniziare dalle persone umane.
 
Vi sto raccontando una favola? Sono un individuo appartenente ad una specie in estinzione, cioè un utopista? No, cari amici! Dentro alla storia umana Gesù risorto ha inserito una nuova energia, la forza della misericordia di Dio che rinnova la persona umana, ed attraverso uomini e donne rinnovate, cambia la nostra abitazione terrena. Con Gesù risorto comincia ad avviarsi un vero e proprio cambiamento radicale della realtà, perché chi crede in Lui, è trasformato dalla sua Presenza. Diventa perfino capace di far risplendere la nuova creazione nei luoghi più oscuri: Massimiliano Kolbe in un campo di sterminio; Teresa di Calcutta vicina ai più disperati dei disperati; Teresa del Bambino Gesù, fragile ragazza che nella solitudine del Carmelo prende su di sé l’immane tragedia dell’incredulità moderna.
 
Chi crede nella risurrezione di Gesù, chi "è risorto con Cristo", non si lascia più ipnotizzare dalla realtà di cui i nostri sensi ci rendono testimonianza, come fosse l’unica. Egli è certo e vive di una realtà ben più consistente, ed incrollabile: la realtà della Presenza di Cristo risorto che ricostruisce le nostre macerie.
 
La risurrezione di Gesù quindi ci dà il diritto e la capacità di sperare anche nelle condizioni più disperate, poiché essa denota una Presenza in atto, che cambia le nostre giornate.
 
Cari amici, il mio desiderio più profondo è che questa Pasqua ci possa guarire completamente da quell’avvilimento del cuore, che rende così tristi i nostri giorni. Non è una pia esortazione la mia; la solita "pacca sulla spalla" per incoraggiare in modo vacuo una persona. Conosco bene le difficoltà in cui oggi versiamo. Ma vi dico: Cristo risorto ha introdotto la nostra realtà umana in una dimensione che vince e va ben oltre quella che abbiamo sotto gli occhi. Attraverso la porta delle fede entriamo in una vita nuova.
 
Nella Compagnia di Cristo Risorto un grandissimo abbraccio a tutti!
 
Don Riccardo 
 

VENERDI' SANTO - 10 APRILE 2020

OMELIA DEL VENERDI' SANTO
 
1. La liturgia del Venerdì Santo ci guida ad un raccoglimento profondo, ad una contemplazione pacata del mistero della morte di Cristo. La “parola della Croce” rappresenta la suprema rivelazione del mistero di Dio: della sua sapienza e del suo amore. Essa risuoni profondamente nel nostro cuore.
Vorrei cominciare con una considerazione molto semplice. Dopo che gli apostoli videro la gloria del Risorto, ci si poteva forse aspettare che essi avrebbero fatto in modo di dimenticare, e di far dimenticare la terribile umiliazione che il Signore risorto aveva subito nella sua passione e morte. E’ accaduto il contrario. Anzi un evangelista, Luca, costruisce tutto il suo racconto evangelico come la narrazione del viaggio che Gesù compie dalla Galilea verso Gerusalemme, per esservi messo a morte. Il racconto poi di Giovanni, vede nella Croce la glorificazione del Cristo. Dunque, è essenziale che ogni cristiano custodisca intatta nel suo cuore, che la Chiesa faccia sempre memoria della passione e morte del Signore. L’esempio dei santi è, come sempre, al riguardo inequivocabile. Alcuni di essi furono talmente pervasi dal ricordo di Cristo sofferente, da divenirne anche fisicamente, attraverso le stigmate, il segno vivente. Ed allora mi rivolgo questa sera a ciascuno di voi con le parole stesse di S. Chiara: “contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante … rispondiamo, dico a Lui che chiama e geme, ad una voce e con un solo cuore: non mi abbandonerà mai il ricordo di Te e si struggerà in me l’anima mia” (Lettera IV ad Agnese).
 
2. Ma la parola di Dio risponde ad una domanda che sorge inevitabilmente nel cuore di chi medita la passione di Cristo: perché questa sofferenza? perché questa morte così umiliante? La  domanda poi si fa particolarmente urgente, quando pensiamo che Cristo ha liberamente scelto di morire in questo mondo. Non ha subito la sua passione; ha voluto quella passione e quella morte. Pertanto la domanda si fa ancora più drammatica: perché ha voluto morire in quel modo? La parola di Dio risponde nel modo seguente: per i nostri peccati, a causa dei nostri peccati! Egli, il solo giusto, ha preso su di sé tutto il nostro peso di peccato; si è addossato le nostre colpe, per mutare la nostra condizione e reintegrarci nella vita nuova. In questo senso passione-morte-risurrezione sono un unico ed identico mistero. Gesù si sentì «addosso» il peccato: non solo il mio, il tuo, ma tutti i peccati commessi da Adamo fino alla fine del mondo. E’ questa la vera passione di Cristo. “Non faceva differenza, in questo momento, il fatto che non li avesse commessi lui; erano suoi perché se li era liberamente assunti: egli portò i nostri peccati nel suo corpo (1Pt 2,24); Dio lo trattò da peccato, in nostro favore (2Cor 5,21). “E’ l’intero genere umano con le sue innumerevoli colpe, con tutta la sua perdizione, a pesare sul Figlio di Dio fatto uomo: è con tutta questa maledizione che Egli sta davanti al Padre, mentre passa davanti al Sinedrio, davanti ad Erode, davanti a Pilato, davanti alla folla”. E’ in questa condivisione che noi siamo stati salvati, perché Egli si è abbandonato al Padre. “E’ questa misteriosa coincidenza fra “peccatore” e “Figlio” la vera passione di Cristo. Quando ci poniamo di fronte alla passione di Cristo, non dovremmo mai cessare di dire: è stato a causa del mio peccato!
Ma la parola di Dio ci conduce ancora più in profondità, nel rispondere alla domanda del perché della passione e morte di Cristo. La nostra fede infatti ci insegna che la passione così come è stata scelta da Cristo, non era assolutamente necessaria per la nostra salvezza. Nel senso spiegato in un antico inno liturgico: “una sola goccia del suo sangue, può salvare il mondo intero”. Perché allora, diremmo, un tale “spreco”? S. Paolo ci risponde: “Dio (il Padre) dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8); e S. Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3,16). La vera ragione della passione, la più profonda è questa: il Padre invia il suo Figlio unigenito e Questi acconsente ad essere inviato “in una carne di peccato”, per subire la morte. In questo modo, all’uomo era tolta ogni possibilità di dubitare dell’amore di Dio  verso di sé. Come infatti non esclamare, con la liturgia: “O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il Figlio”. In sostanza, tutto il cristianesimo è racchiuso in queste parole: “Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito”.
Questa sera possiamo continuare il nostro faticoso vivere quotidiano con più grande certezza nel cuore: “Dio mi ama: di fronte a Lui la mia persona è di un’infinita preziosità”. La parola della Croce è solo questa.
Attraverso l’apertura del costato, ci è stato aperto il passaggio fino al Cuore di Dio. Attraverso questa ferita, è aperto l’ingresso al segreto del cuore ed appaiono quelle viscere di misericordia con cui è venuto a visitarci il nostro Dio.
“Il mio merito, pertanto, è la misericordia del Signore”. Non siamo privi di merito fino a che Egli non lo è di misericordia: le misericordie del  Signore sono molte, anche i nostri meriti allora lo sono. E poiché la misericordia del Signore dura in eterno, anche noi cantiamo in eterno la sua misericordia (cfr. S. Bernardo, Sermone sul cantico dei Cantici, LXI, 5).  
 

GIOVEDI' SANTO - 9 APRILE 2020

OMELIA IN COENA DOMINI

Il santo triduo che questa sera incominciamo, inizia col ricordo dell’istituzione della S. Eucarestia, di quella Cena durante la quale il Ss. Sacramento è stato istituito. Questo inizio non è solo dovuto al modo con cui si sono storicamente susseguiti i fatti che durante questi tre giorni ricorderemo, ma ad una ragione più profonda. Il sacrificio di Se stesso, che Cristo ha offerto sulla Croce e mediante il quale Egli è entrato nella nuova vita di Risorto, è l’avvenimento che noi in questi giorni celebreremo: di questo avvenimento l’Eucarestia è la presenza reale-sacramentale in mezzo a noi.

1. “Fate questo in memoria di me; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Tutto ha avuto inizio da questo ordine del Signore: fate! Quale è il contenuto di questo ordine del Signore? “Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo per voi”. Ci ha ordinato di ripetere gli stessi gesti da Lui compiuti, perché sia consentito a ciascuno di noi di essere presente all’offerta del Corpo e all’effusione del Sangue. Ecco: questo è il «nucleo essenziale», mirabile e misterioso, del S. Sacramento dell’Eucarestia.
Attraverso l’offerta che noi facciamo del “pane santo della vita eterna” e del “calice dell’eterna salvezza”, noi facciamo memoria della morte e resurrezione del Signore, venendo in tal modo riportati realmente a quel momento, all’offerta che Cristo ha fatto di Sé sulla Croce. Questo santo rito che noi celebriamo non “ripete” certo l’offerta del Calvario: come sarebbe possibile? Essa è accaduta una volta per sempre. Non la rinnova: non ne abbiamo necessità. Mentre infatti ogni sacerdote dell’antica alleanza si presentava giorno per giorno a celebrare il culto, e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non potevano mai eliminare i peccati, Cristo con un’unica oblazione ci ha resi perfetti per sempre (cfr. Eb. 10,11-14). Questo santo rito dunque non ripete, non rinnova il sacrificio della Croce; non ne è neppure un semplice ricordo. In forza dell’azione trasformate dello Spirito Santo, il pane ed il vino diventano realmente il Corpo  offerto per noi, il Sangue effuso per i nostri peccati. E’ il sacramento del Corpo dato, del sangue effuso: è il sacramento  (la cui celebrazione è ripetibile) dell’unico sacrificio della Croce. Davvero nell’Eucarestia Cristo ha realizzato, con pienezza che noi non avremo mai potuto immaginare, l’ultima promessa fattaci prima di lasciarci visibilmente: “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

2.Comunicando al suo Corpo ed al suo Sangue, siamo resi capaci di “annunciare la morte del Signore finché Egli venga”. La morte del Signore! Il suo amore senza limiti, la sua donazione totale viene annunciata in questo mondo dai suoi discepoli. Essi ne sono resi capaci dalla comunione al Corpo ed al Sangue di Cristo. La verità intera dell’Eucarestia si realizza nella carità dei suoi discepoli. Non celebriamo l’Eucarestia per divagarci, ma per entrare nella logica stessa del dono di Cristo all’uomo; perché il sacrificio di Cristo invada tutta la nostra esistenza. L’Eucarestia è stata istituita perché fosse vinto nel cuore di ogni uomo l’egoismo!

Ed allora questa sia la sera  nella quale, contemplando il santo mistero eucarestico, rifiorisca nel cuore della Nostra Comunità la gioia che dissolva ogni tristezza del cuore, la gratitudine che vinca ogni timore, la fierezza che debelli ogni pessimismo. Dio è sempre in mezzo a noi! Nessun potere di questo mondo ci incuta timore se il “Dio degli eserciti” è in mezzo a noi. Nessuna miseria ci deprima se il Dio ricco di misericordia è in mezzo a noi. Nessun scoraggiamento ci estenui se la Fonte dello Spirito che dà la vita è in mezzo a noi.  

Buon Triduo Santo
Don Riccardo

Papa Francesco

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Venerdì 23 Ottobre 2020, 11:41

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