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Giovedì 02 Aprile 2020
s. Francesco di Paola

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QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA - 29 MARZO 2020

Domenica di Lazzaro – Gv 11, 1-53
 
La lunga, stupenda pagina del Vangelo appena letta narra della suprema opera compiuta dal Signore nella sua Vita fra gli uomini: la risurrezione dei morti. 
Carissimi: ascoltate veramente, non distrattamente, non superficialmente questo straordinario racconto. E’ di te che esso parla, di te e di me in questi giorni profondamente segnati dal dolore e dalla morte di tanti fratelli. Perché ti offre la rivelazione di una possibilità di esistenza concretamente diversa da quella abituale; una possibilità che scaturisce dall’incontro con Cristo, compiuto dalla fede; con Cristo che è “la Risurrezione e la Vita”.
 
1. “Io sono la Risurrezione e la Vita”. La pagina del Vangelo parla di Cristo che fa un incontro, l’incontro colla morte: guardatelo di fronte ad un sepolcro sigillato da quattro giorni. Che cosa succede, come reagisce?
 “Gesù scoppiò in pianto”: è l’unica volta che Giovanni dice che Cristo pianse. Egli davanti alla morte freme, è sconvolto, piange. Il Signore nostro Dio non è un Dio impassibile, immutabile, inattingibile dal mostruoso non senso della morte. Egli sente in sé il peso, tutto il peso della morte come il non-senso totale: Egli lo prende sul serio. Non credete mai a nessuna proposta religiosa e laica che vi insegni a censurare il pensiero della morte, che vi indichi la strada per evadere anche da una sola esperienza umana. E’ una proposta falsa: tu devi fare i conti con la morte! Ecco: Gesù, Dio vero uomo vero si trova di fronte alla morte, all’ultimo vero nemico che deve essere distrutto, ma a costo di una Battaglia dove il Dio incarnato si presenta nell’innocenza del suo abbandono al Padre. Ma succede solo questo? Solo il pianto?
 “Disse Gesù: togliete la pietra”. Egli passa all’azione: comincia la lotta contro la morte. Come si svolge questa lotta? Essa è preghiera di ringraziamento: “Gesù allora alzò gli occhi...” . Egli sa che il Padre ha inviato il Figlio e Questi è venuto a compiere la volontà del Padre. Quale? “Dio ... ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Dio si è preso cura dell’uomo. Ed ora Gesù può procedere all’azione che mostra che questa è la volontà del Padre: “Lazzaro, vieni fuori”. Fuori dal sepolcro, fuori dalla morte: verso Lui, la Vita e la Risurrezione e la Gioia di tutti. Ecco che cosa succede nell’incontro fra Cristo e la morte. Questo è ciò che Dio in Cristo ha fatto.
 
2. “Chi crede in me, anche se muore, vivrà”. E tu ora che hai ascoltato questa pagina, come ti trovi? Essa ti riguarda, ti può realmente coinvolgere? La risurrezione di Lazzaro è un segno che anticipa l’avvenimento vero: la Risurrezione di Cristo. E’ in essa che Cristo ha vinto definitivamente la morte. Ed Egli ti dice che oggi tu puoi incontrarlo e vivere veramente. Come?
 - Nella fede: “chi crede in me ...”. cioè: chi ritiene che Egli non altri o non altro, è la nostra salvezza. La sua Persona, non semplicemente la sua dottrina.
 - Ma la fede chiede un incontro “fisico”, in un certo senso, colla sua Persona. Questo incontro accade nell’Eucarestia: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ... Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
 
Conclusione
“Lazzaro, vieni fuori”: questa parola risuona anche per te. Sì, per te e per me in questi giorni così drammatici. Vieni fuori dalla tua morte, dal sepolcro del tuo egoismo, della tua impurità, della tua confusione, della tua tristezza!
“Sono già quattro giorni”: ma come è possibile? E’ già da troppo tempo che vi sono rinchiuso dentro.
“Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”: se credi, se incontri Cristo vedrai che Dio è capace di ricrearti, vedrai che Egli in Cristo è Colui che ti ha amato perché tu non muoia, ma viva una vita eterna.
  
Buona domenica 
don Riccardo

QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA - 22 MARZO 2020

Domenica del cieco - Gv 9, 1-38b
 
Nel Vangelo di questa domenica troviamo due posizioni a confronto: da una parte il “sano realismo” del cieco nato e dall’altra parte i “contorti ragionamenti” dei farisei.
Un uomo, il cieco nato, che parte dai fatti e della gente (i farisei) che mette la propria teoria, il proprio punto di vista, prima della realtà e sopra di essa.
Un uomo che è disposto a imparare e perciò a cambiare (convertirsi) e altri che difendono accanitamente la propria posizione anche a costo di negare l’evidenza!
Il cieco nato riconosce la realtà: “prima non vedevo e ora ci vedo”.
C’è un prima e c’è un dopo perché c’è un incontro: la vita illuminata da Cristo, da l’incontro con Lui.
Perché questa differenza?
Perché il cieco nato era uno che non aveva nulla da difendere. Era uno bisognoso di tutto! Dipendeva in tutto dagli altri.
È così anche per noi: siamo bisognosi di tutto e dipendiamo in tutto da Cristo!
L’incontro con Lui cambia tutto. Cambia la vita!
Cambia il modo di vedere le cose, è un modo nuovo di vedere tutte le cose:
I tuoi amici, i tuoi genitori, i tuoi figli, il tuo prof., il capo ufficio, tua moglie (tuo marito) e anche questa circostanza del tutto straordinaria di una vita “ritirata”.
“Un tempo eravate tenebra, ora siete Luce nel Signore”.
È il miracolo del proprio cambiamento. È come vedere il mondo per la prima volta.
Perché sei cristiano?
L’unica risposta possibile, anzi, veramente ragionevole, solidamente imbattibile è questa: “prima non vedevo e ora ci vedo”. Anche noi come il cieco nato.
Tenebre e luce: c’è un prima e c’è un dopo perché c’è un incontro. 
È l’incontro con Lui che ci fa passare dalle tenebre alla Luce, dalla morte alla Vita, dalla condizione di schiavo alla vera libertà.
 
Voglio esprimere un ultimo pensiero per tutti coloro che in questi giorni così tragici stanno affrontando l’esperienza della morte senza poter ricevere i conforti religiosi e lontani dallo sguardo dei propri cari. 
Ci consoli la certezza che nessuno di loro andrà perduto!
“Ovunque possiamo cadere, cadiamo nelle Sue mani. Proprio là, dove nessuno può accompagnarci, ci aspetta Dio: la nostra Vita” (Benedetto XVI).
 
Buona domenica
Don Riccardo  
 

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA - 15 MARZO 2020

Sigillati in casa ma con lo sguardo rivolto a Cristo!

Domenica di Abramo - Gv 8, 31-59


“Noi siamo discendenti di Abramo”, “chi credi di essere”?
Questa domanda così polemica per i Giudei è lo strumento, l’arma provocatoria per avere il pretesto d’attaccarLo, accusarLo e di ucciderLo.
Per noi un’occasione provvidenziale per rimetterci difronte a Cristo in un modo serio.
Per stare seriamente davanti a Gesù e per fare risuonare nei nostri cuori la domanda su di Lui.
Chi sei? Chi pretendi di essere?
Perché qui si misura l’autenticità di ciò che stiamo vivendo e la serietà della nostra sequela, del nostro cammino quaresimale, anche in questi giorni così strani vissuti da sigillati in casa.
Perché in questo cammino noi ci giochiamo tutto e rischiamo anche noi, come i Giudei del Vangelo di sentirci a posto, di sentirci arrivati!
Come se dicessimo: “noi non abbiamo bisogno di Cristo, possiamo cavarcela da soli”.
Questo è il peccato più grande, questo è il tradimento più grande che possiamo compiere: credere di bastare a noi stessi! Non riconoscersi come dipendenti da Lui!
Difronte a Lui che dice esplicitamente “prima che Abramo fosse Io sono” e “senza di me non potete fare nulla”.
È evidente che difronte alla pretesa di Cristo noi dobbiamo dare una risposta.
Che nome dà il Vangelo a questa risposta?
Conversione! La risposta è la nostra personale conversione. Cioè guardare a Lui e lasciarsi guardare da Lui.
Lasciarsi perdonare da Lui, lasciarsi salvare da Lui. Perché la Verità, solo la Verità ci farà liberi e liberi davvero.
Perché la salvezza non è un’ipotesi remota, la salvezza è a portata di mano, anzi, a portata di sguardo.
Lasciamoci guardare da Gesù: in Lui troveremo il riscatto, la salvezza è la vera gioia.

Buona domenica.
Don Riccardo


 

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