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Alcuni Sartiranesi hanno voluto fare l'esperienza del pellegrinaggio a piedi di gruppo; qualcuno di loro ha già fatto l'esperienza di Santiago (Ruggero e Vincenzo), gli altri si cimentano per la prima volta in questa avventura.

Quello che segue è il diario giornaliero che registra puntualmente luoghi, pensieri, situazioni vissute dal gruppo durante il cammino.


 

PELLEGRINI SUL SENTIERO DI S. FRANCESCO DELLA PACE

 
22 aprile 2014:  Sartirana - Gubbio


I dieci pellegrini (9 a piedi ed uno in macchina) dopo la foto di gruppo davanti alla chiesa di Sartirana si imbarcano sulla carovana in direzione di Gubbio.  Sono le ore 06.40.
Il viaggio prosegue tranquillo e veloce sull’autostrada dove, giunti a Modena, ci fermiamo all’autogrill per la prima colazione.
Prima di ripartire abbiamo avuto anche il piacere di salutare Marco Castelli che, alla guida di un autobus si fermava per far scendere una comitiva.
Si riparte ed alle 11.45 circa si approda in quel di Gubbio
Giro turistico in auto per trovare il posteggio e poi, essendo ormai l’ora di pranzo, tutti a cercare qualcosa da mangiare. Decidiamo di fermarci in un locale dove preparano la tipica “crescia con il ciauscolo”. La crescia è una specie di piadina ma molto più alta mentre il ciauscolo è un salame tipico di Gubbio.
Dopo il pranzo raggiungiamo l’oratorio della parrocchia Madonna del Prato, dove ci accoglie il giovane e simpatico don Marco.
L’ospitalità è semplice ma ordinata, pulita ed accogliente.

Don Marco ci fa già sentire come dei veri pellegrini.
Dopo aver preso posto nelle camerate le ragazze tirano a sorte per vedere chi dormirà nella parte superiore dei letti a castello. Si riparte a piedi per la visita a Gubbio sotto le prime gocce d’acqua. Giungiamo così a al Convento di S. Francesco in Piazza Quaranta Martiri ove, secondo la tradizione, presso il fondaco degli Spadalonga, S. Francesco fu accolto e vestito dopo la fuga ignudo dalla casa paterna di Assisi.
Attraverso le caratteristiche vie medioevali di Gubbio e sempre sotto la pioggia, raggiungiamo Piazza Grande con il famoso palazzo dei Consoli.  Ricordando le puntate televisive di don Matteo fotografiamo anche la porta del Palazzo Pretorio (Municipio) che nella fiction era l’entrata della caserma dei Carabinieri.
La pioggia non ci scoraggia e risaliamo le gradinate che ci portano al Palazzo Ducale e poi al Duomo.
Decidiamo di proseguire e raggiungere la vetta del Monte Ingino, dove è posta la Basilica di S. Ubaldo che, oltre a conservare l’urna con le spoglie del vescovo San Ubaldo, custodisce anche i tre famosissimi “Ceri di S. Ubaldo”, del peso di circa 300 kg l’uno e protagonisti di una caratteristica corsa che vede il 15 maggio di ogni anno impegnati gli eughebini in un rituale immutato negli anni. I ceri sono dedicati a S. Giorgio, S. Antonio e S. Ubaldo.

Finalmente smette di piovere e, passate le nuvole, ci appare un cielo terso e camminando si inizia a sudare non solo per la salita ma anche per il caldo. Non ancora stanchi decidiamo di salire alla sovrastante rocca di S. Ubaldo dove, dopo aver oltrepassato l’impalcatura che serve a reggere l’imponente stella cometa dell’albero di Natale che si estende per tutta la collina di Gubbio, arrivati in cima alla torre possiamo gustare il panorama a 360°. Siamo a 900 metri di altezza.
La fatica è stata ben ripagata dal vedere queste distese di verdi colline. Ritorniamo al centro storico di Gubbio dove alle ore 19.00 circa ci rechiamo a cenare alla “locanda del duca”. A nostra insaputa il menù che scegliamo è, guarda caso, il menù del viandante che comprende:
- bruschetta di pomodori, umbricelli all’eughebina, salamella e petto di tacchino ai ferri, patatine fritte e panna cotta ai frutti di bosco. Coperto e beveraggio: 18 € a testa.
Dopo le ultime foto notturne a Gubbio rientriamo al nostro alloggio dove in una stupenda cappellina teniamo un momento di preghiera serale.
Si rientra così nelle ns. stanze, ehm scusate, nelle nostre camerate.
Qualcuno non riesce a prendere sonno ed alle 22.30 si tiene nel locale cucina un camomilla party in pigiama.
Per fortuna la camomilla sortisce il suo effetto e, fatte le ultime docce, “click” si spegne la luce e buonanotte a tutti.
Pace e bene.
 

23 aprile 2014: Gubbio - S. Pietro in Vigneto
 

Sveglia alle ore 07.00, anzi qualcuno si è alzato alle ore 06.00 e così ha preparato la colazione per tutti: thè con una bella fetta di torta portata da Cesare. Dopo aver preparato gli zaini e caricato le valigie, sacchi a pelo e bagagli in macchina ci rechiamo nella cappellina per recitare la preghiera del pellegrino.
Foto ricordo con don Marco e, dopo aver salutato Gubbio e dato l’elenco della spesa a Vincenzo per il pranzo al sacco di mezzogiorno, partiamo per la nostra vera prima tappa di questo cammino.  A fare l’andatura sono le “ragazze” ma appena percorsi pochissimi chilometri e giunti al primo bar già ci si ferma per una sosta caffè.
Dopo appena un chilometro iniziamo ad immergerci sempre più nella pace e quiete delle verdi colline umbre e dopo due ore di cammino, giunti in cima ad una collina, ci fermiamo per uno spuntino.
Ha qualcosa di particolare il nostro cammino in questa terra umbra perché la gente che incontriamo per strada ci saluta ed in particolar modo le persone anziane.
Tutti ci domandiamo come facciano a vivere questi simpatici vecchietti in luoghi così isolati e distanti l’uno dall’altro a volte anche per diversi chilometri.
Il percorso del cammino è ben segnalato sia dal CAI (bandierine bianco-rosse) e sia dalla segnaletica europea (azzurro-giallo) ma purtroppo quando dobbiamo incrociare la deviazione per l’abbazia di Vallingegno non troviamo nessuna segnaletica e così per raggiungerla ci tocca scendere e risalire, non senza fatica, una collina intera.
Finalmente raggiungiamo l’abbazia dove ci aspetta Vincenzo con il pranzo al sacco: sarà un miraggio dovuto alla stanchezza?
Se l’ultimo tratto di percorso l’abbiamo fatto con un vento fastidioso, mentre pranziamo siamo baciati da un caldo sole primaverile.
I panini al prosciutto cotto e formaggio sono annaffiati da un bel chianti: a seguire frutta (mele-banane) ed una fetta di colomba.

Dopo la foto ricordo nel chiostro dell’abbazia (che vien utilizzata anche come chiesa parrocchiale) ci rimettiamo alla ricerca del sentiero.
Grazie ad una gentile signora proprietaria di un vicino agriturismo, imbocchiamo un sentiero di recente tracciatura CAI che, addentrandosi in un fitto bosco, ci conduce in circa un’ora e mezza alla nostra tappa dell’eremo di San Pietro in Vigneto.
Viene ad accoglierci l’eremita Padre Basilio Martin che, dal 2 febbraio 1994 ha iniziato a riportare, pietra su pietra, l’antico spirito originario dell’eremo.
Come tutti gli eremiti anche Padre Basilio non ama molto la presenza delle altre persone ma, dopo averci squadrati ad uno ad uno, ci porta prima in chiesa, poi in cucina ed infine nella camerata che ci ospiterà per la notte.
Trascorriamo il resto del pomeriggio a gustarci quest’oasi di pace e serenità.

Ci prepariamo una gustosa cena a base di carbonara e porchetta e sul finire ci raggiunge anche Padre Basilio al quale offriamo una birra.
Vedendoci alle prese con il dolce ricambia il nostro gesto offrendoci una bottiglia di ottimo moscato piemontese.
Potremmo scrivere un capitolo intero sulla mezz’ora trascorsa in compagnia di Padre Basilio che, dietro i suoi modi a volte un po’ bruschi, nasconde un profondo amore per Cristo ed una vita vissuta a fare il parroco e ad assistere tossicodipendenti ed handicappati prima di ritirarsi in questo luogo.

Alle ore 21.00 ci ritroviamo tutti nella cappella a recitare una bellissima, lunga e bizantina compieta recitata a lume di fiaccole e lampade ad olio. Così finisce la giornata di un eremita mentre noi dobbiamo ancora riunirci per il programma dell’indomani. Alle 22.00 “click”, tutti a nanna, maschietti e femminucce in un’unica camerata con il sottofondo di grilli e cicale. Buonanotte. Pace  e bene.

 

 
24 aprile 2014: S. Pietro in Vigneto - Valfabbrica
 

Sulla road-map è la tappa più impegnativa per la sua distanza.

Sveglia alle 05.45 onde consentirci di prepararci in tempo per partecipare alla S. Messa delle ore 06.30 celebrata da Padre Basilio. Alla S. Messa partecipa anche una monaca francese che da dieci anni si è ritirata presso una casetta di legno nel giardino dell’eremo. Ha 81 anni ma ne dimostra 70. Anche durante la S. Messa le sorprese non possono mancare ed infatti la S. Comunione è sotto le due specie: un pezzo di pane azzimo intinto nel vino rosso, sicuramente di origini piemontesi. Finita la S. Messa tutti a colazione: the, caffelatte, colomba, biscotti e fette di pane con la “rusumada” preparata da Piero.
 Si pulisce la cucina, si sistema la camerata, si carica la macchina di “armi e bagagli” e dopo aver dato le indicazioni a Vincenzo per il pranzo al sacco di mezzogiorno, lasciamo anche una lauta offerta per l’ospitalità.

Prima della foto ricordo davanti al pozzo dell’eremo abbiamo il tempo di ammirare l’ultima icona creata da Padre Basilio destinata ad un monastero di Seregno.

Riceviamo anche alcune indicazioni per accorciare un po’ di strada ed evitare la salita al castello di Biscina e consentire poi a Vincenzo di raggiungerci superando alcune deviazioni dovute a frane sulle strade.

Nonostante le indicazioni fornite dopo appena due chilometri di percorso sbagliamo strada: per fortuna ce ne accorgiamo subito e non dobbiamo ripercorrere tanta strada. Il percorso si snoda tutto in mezzo al bosco ma qui iniziano le prime difficoltà: in alcuni tratti  è tutto pieno di pozze d’acqua che riusciamo a superare con un po’ di destrezza, attenzione e pazienza anche se le scarpe iniziano ad infangarsi sempre più.

Dopo l’immancabile salitona facciamo sosta per bere un sorso d’acqua e mangiare qualcosina: siamo ormai giunti sulle sponde del lago artificiale di Valfabbrica.  Il panorama è veramente incantevole ma i nostri entusiasmi vengono un po’ spenti dallo stato del sentiero che costeggia il lago: ci sono alberi, legname vario , bottiglie ed altre immondizie che ostacolano, non senza difficoltà, il nostro cammino. Riusciamo comunque a procedere grazie ad un grande spirito di gruppo e arrivare alla diga di Valfabbrica.

 

 

 

 

 

 

 

 

Raggiunti da Vincenzo con i viveri ci fermiamo nei pressi di una cascina: siamo a Molino dove vi è anche la chiesa di S. Benedetto e del Beato Paolino da Coccorano.
Il posto che scegliamo per fermarci è ottimale sia per proteggersi da un fastidioso vento che si è alzato ma soprattutto perché utilizziamo un’antica macina quale tavolo per preparare il pranzo.

Oggi lo chef Vincenzo ha preparato: baguette con pancetta, coppa e salame umbro accompagnati da cetriolini in agrodolce, il tutto annaffiato dal solito fiaschetto di Chianti. Qualche fettina di colomba, un biscottino, un croccantino al sesamo per finire in dolcezza il nostro pranzo.  Mentre qualcuno sonnecchia ed altri si scambiano gli ultimi “gossip” di Sartirana, passano altri due ragazzi in cammino. Pur avendo l’aria stanca, ci informano che hanno l’intenzione di non fermarsi a Valfabbrica ma di proseguire sino ad Assisi.
 Riprendiamo il cammino: ancora tre chilometri di strada ma, prima di arrivare alla nostra meta, ci aspetta un’ultima ripida salita. Giungiamo così nella piazza caratteristica di Valfabbrica dove, sfruttando l’acqua della fontana, ci puliamo un po’ le scarpe dal fango accumulato durante il cammino per renderci un po’ più presentabili. Percorsi dieci metri raggiungiamo l’Ostello di San Francesco dove ceneremo e pernotteremo.

Ci riceve un’accogliente e simpatica Sig.ra Rita: non facciamo in tempo a sistemarci nelle due camere che ci delizia con crostini spalmati di patè di fegato e con una focaccia preparata da una signora marocchina vicina di casa.
Le quattro ragazze sono in una camera con letto matrimoniale ed un letto a castello mentre i ragazzi sono in una stanza con due letti a castello ed un letto matrimoniale. Tutte e due le stanze hanno i servizi igienici con doccia.  Tutto bello e carico ma, quando si è tutti in camera, lo spazio è proprio misurato.

Poco prima di arrivare si era scollata la suola di una scarpa di Elisa.
Piero, dopo aver trovato un negozio di ferramenta è riuscito a procurarsi una colla speciale e si è messo a riparare la scarpa con Franco nella piccola stanza degli uomini.
Ad un certo punto Vincenzo, in dialetto, esclama: “mi sembra di essere come i cinesi che, in tanti ed in uno spazio ridotto, si mettono pure a lavorare!”. La battuta fa ridere tutti e così si chiude il primo pomeriggio.

Lavati e stirati usciamo per fare un giro in paese.
Ci rechiamo a visitare la chiesa di S. Maria Assunta presso località Badia. La troviamo chiusa ma Piero riesce a convincere con il suo fascino la Sig.ra Giovanna a darci le chiavi.  La chiesa è quel che resta di un vecchio convento benedettino dove, si narra, S. Francesco abbia sostato durante il viaggio da Assisi a Gubbio e ove sono conservati alcuni affreschi della scuola del Cimabue.  Sulla via del ritorno visitiamo anche la più moderna chiesa parrocchiale dove troviamo al Suo interno la vita di Maria e di Gesù illustrate in bellissimi grandi quadri.

Arriva così l’ora di cena. Ci sediamo in una tavolata con altre persone: in tutto siamo in ventisei tra pellegrini italiani, spagnoli, francesi e tedeschi. Noi, ovviamente, siamo il gruppo più numeroso.

Il menù è di tutto rispetto: crostini al pomodoro ed aglio, con alici, con patè di fegato, pomodorini verdi e peperoncini rossi ripieni, zucchine ripiene gratinate, pasta alla Valfabbrica, salamelle alla griglia con insalata mista, biscotti fatti in casa con vin santo.

Terminata la cena abbiamo fatto l’incontro di preghiera dove si sono uniti a noi altri pellegrini. Approfittando della presenza di una chitarra abbiamo arricchito la preghiera con alcuni canti mettendo così in mostra le nostre qualità vocali. Visto l’applauso finale dei presenti qualcuno voleva passare a raccogliere le offerte, ma Franco ci richiama all’ordine perché dobbiamo visionare il programma ed il percorso di domani.

Sono le 22.50: gli occhi iniziano a socchiudersi un po’ per la stanchezza ma soprattutto per il barbera  ed il vin santo.
“Click” buona notte. Pace e bene.


25 aprile 2014: Valfabbrica - Assisi
 

E’ la tappa più corta ma è sicuramente quella più emozionante perché arriveremo finalmente ad Assisi.
Trascorsa una buona notte ci si sveglia alle ore 07.00 per essere tutti quanti pronti per la colazione delle ore 08.00. Puntualissimi ed anche affamati ci sediamo alla tavolata già apparecchiata: arrivano poi latte, caffè, succo d’arancia ed acqua calda per chi si vuole preparare il the. Dulcis in fundo arrivano anche in tavola dei giganteschi e freschi croissant, pane e marmellata. Alla spicciolata arrivano anche gli altri ospiti e sulla tavolata si crea un via-vai di caraffe, piatti, vassoi ecc. Saldato il conto (33 € a testa per il trattamento di mezza pensione!!!) ed imbarcate in macchina valigie, sacchi a pelo ecc ,  tutti assieme con la Sig.ra Rita per la foto ricordo davanti all’entrata dell’ostello francescano.



Partiamo così per l’ultima tappa di questo nostro cammino. Appena usciti dal paese di Valfabbrica entriamo in un fitto bosco a tratti molto buio ma soprattutto molto irto e ripido. La fatica è ripagata quando sbucati fuori dal bosco (che porta il nome di Fosso Le Lupe) arriviamo in un tratto piano dove davanti a noi appare all’orizzonte Assisi mentre, voltandoci alle nostre spalle vi si scorge ancora la città di Gubbio.
Anche se provati un po’ dalla fatica è un momento toccante per tutti quanti.
Lasciamo per un attimo il percorso ufficiale per salire di circa un chilometro a visitare la Pieve San Nicolò
Ritornati sul percorso ufficiale iniziamo la discesa verso Assisi che, in realtà, si rivelerà un bel sali-scendi in mezzo a prati di ogni tonalità di verde con ulivi e filari di viti.
Mentre all’orizzonte prende sempre più forma Assisi, sul tragitto incrociamo alcuni dei pellegrini che hanno cenato con noi ieri sera all’ostello di Valfabbrica.

Giungiamo così ad un altro luogo caratteristico di questo percorso: trattasi di una croce dove la tradizione vuole che i viandanti lascino a ricordo un loro sasso.

Così facciamo anche noi immortalandoci in una foto ricordo.

Proseguiamo così il nostro avvicinamento ad Assisi.

In fondo alla discesa, giunti ormai alle porte di Assisi, vi è una bellissima aiuola con la statua di Padre Pio dove molti fedeli lasciano le loro preghiere, corone del rosario, immaginette ecc. Siamo ormai nei pressi della Chiesa di Santa Croce dove ci aspetta il nostro chef di mezzogiorno che, nonostante il giorno di festa con tanti esercizi commerciali chiusi, è riuscito a trovare dei buonissimi panini imbottiti e l’immancabile bottiglia di vin rosso.
Il pranzo tutti assieme è sempre un momento molto conviviale ma questa volta nell’aria si respira qualcosa in più, qualcosa di particolare.

Sotto il sole cocente del primo pomeriggio percorriamo l’irta salita che ci conduce alla Porta San Giacomo, l’ingresso ufficiale in Assisi da cui si arriva direttamente alla Basilica di San Francesco.
L’emozione per l’arrivo alla meta del nostro cammino è tanta ma viene subito mitigata dall’impossibilità di entrare in Basilica per la super lunghissima coda di fedeli che vengono scaricati a valangate dagli autobus.
Non ci perdiamo d’animo e cambiamo programma dirigendoci immediatamente al nostro hotel “Country House Tre Esse”. Mentre le ragazze si fanno la doccia gli uomini ritornano in macchina a Gubbio per prelevare la seconda auto lasciata alla partenza.
Alle ore 19.00 ci rechiamo al ristorante Bellavista di Santa Maria degli Angeli dove, mentre fuori scoppia un violento temporale, ci gustiamo una cenetta con i fiocchi.

Alle 20.30 terminiamo la cena ma il nostro desiderio di visitare Assisi by night non trova soddisfazione perché il temporale non vuole proprio smettere e così possiamo vedere le luci di questo stupendo paese medioevale dai finestrini delle auto.

Ritorniamo così alle ore 21.00 in hotel: non recitiamo insieme la preghiera. Ognuno di noi mediterà nel proprio silenzio questa stupenda giornata. 

Alle ore 22.00 “click” si spegne la luce: buona notte. Pace e bene.

 

 
26 aprile 2014: Assisi - Sartirana
 

Sfumata la possibilità di vedere Assisi in veste notturna ci alziamo di buon mattino per fare colazione alle 07.30.  La colazione a buffet è notevole ma nonostante le tentazioni culinarie, riusciamo a sbrigarcela. Dopo aver saldato il conto di 24 € a testa ed aver caricato dei bagagli le macchine, ci rechiamo alla tanto desiderata Basilica di S. Francesco che, al nostro arrivo, è ancora avvolta dalle nebbie mattutine. Siamo tra i primi ed i fraticelli, con ancora qualche sbadiglio da smaltire,  stanno iniziando a transennare il percorso per l’entrata ma, trascorso solo un quarto d’ora, arrivano le prime ondate di pellegrini. Tanti sono polacchi ma ci sono anche francesi, spagnoli ed italiani.  Il nostro programma di oggi prevede la visita delle sette chiese.

 

Il percorso all’interno della Basilica e pressoché blindato ma c’è comunque il tempo per ammirare, contemplare e pregare nel proprio intimo.
Arriviamo poi alla cappella dove vi è la tomba che conserva le spoglie del Poverello.  Purtroppo l’imminente celebrazione della S. Messa di un pellegrinaggio francese non ci consente di sostare più a lungo in questo luogo sacro, ed allora proseguiamo per arrivare sul terrazzo che domina il chiostro del convento. Immancabile foto di gruppo e poi qualcuno si ferma ad acquistare ricordini religiosi, altri scrivono cartoline per il don Adriano e per i frati di Sabbioncello.
Riprendiamo la visita che per una scaletta ci conduce alla parte superiore della Basilica dove possiamo soffermarci per più tempo all’ammirazione degli affreschi ed alla preghiera.

Usciamo dalla Basilica con la nebbia che nasconde ancora i tetti ed il cielo di Assisi. Procediamo così verso la seconda chiesa: la Cattedrale di San Ruffino dove S. Francesco venne battezzato con il nome di Giovanni. Raggiungiamo poi la Basilica di Santa Chiara dove è custodito il Crocefisso, un tempo collocato in San Damiano, che parlò a S. Francesco: “ Francesco vai e ripara la mia casa”.  Qui in occasione della santificazione vi è una mostra di quadri dedicata a San Giovanni Paolo II.
Proseguiamo poi alla visita della Chiesa nuova sorta sull’antica dimora della famiglia di San Francesco: qui è ancora conservato il sottoscala dove il padre Pietro Bernardone rinchiuse Francesco per dissuaderlo dalla sua scelta di vivere in povertà e da cui fu liberato dalla mamma mossa a compassione.

Raggiungiamo poi la Chiesa di Santa Maria Maggiore edificata accanto alla residenza del vescovo che coprì con il suo mantello le nudità di Francesco quando si spogliò di ogni cosa davanti a tutta la popolazione di Assisi.

In tutte le vie di Assisi è un brulicare di gruppi di pellegrini. Ormai è mezzogiorno e decidiamo di “sciogliere le righe” per il pranzo.

Alle ore 14.00 riprendiamo il nostro cammino per scendere alla Chiesa di San Damiano che aprirà per le ore 14.30.

Arriviamo in anticipo e ci accodiamo dietro un gruppo di giovani scout. San Damiano è il luogo dove il Crocefisso parlò a Francesco e dove venne composto il “Cantico di Frate Sole”. 

Il giro all’interno della monastero ci porta a vedere tutte le stanze dove Santa Chiara visse con le clarisse e morì. Sulla panca dove S. Chiara si sedeva a mangiare con le consorelle viene posto un vaso di fiori, quasi a voler raffigurare la sua presenza ancora in quei luoghi.

Terminata la visita a San Damiano ci si incammina (a parte i due autisti) per la Chiesa di Rivotorto dove al suo interno è conservato il tugurio dove Francesco trascorse i primi anni di vita comunitaria con i suoi confratelli.
Il tugurio è una piccola costruzione in pietra e legno composta di tre vani dove Francesco visse con i primi compagni fino  al trasferimento alla Porziuncola.
Ci viene concesso anche di visitare il chiostro annesso al convento.

Saliamo tutti in macchina per completare il nostro giro delle sette chiese e recarci alla Basilica di S. Maria degli Angeli.

E’ la nostra ultima visita prima di lasciare questi bellissimi luoghi francescani.  Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli è conservata la Porziuncola, una piccolissima chiesetta ma importantissima per la vista di San Francesco e dei suoi fratelli. A destra del presbiterio si trova la Cappella del Transito, la cella ove il 3 ottobre 1226 Francesco morì e passo dalla terra al Paradiso.
A fianco della basilica si trova il convento dove è conservato il famoso roseto in cui si gettò S. Francesco per non cadere in tentazione e per espiare i suoi peccati. Le rose persero miracolosamente tutte le spine ed il corpo del Poverello non si ferì. Ancora oggi tutte le rose sono prive di spine.

La visita completa alla Basilica non ci è consentita perché si sta celebrando il funerale di un giovane fraticello che aveva l’incarico di “custode della Porziuncola”.  Dedichiamo così il nostro tempo a disposizione per assistere alla proiezione di un breve filmato sulla vita di  S. Francesco e sulla storia della Basilica. 
 L’ideale ora sarebbe ritornare alla Basilica Superiore di S, Francesco percorrendo la “mattonata” e chiudere così l’anello del giro delle sette chiese.
Purtroppo siamo giunti all’ora prevista per il rientro a Sartirana. Saliamo in macchina e ci  avviamo sulla via del ritorno a casa. Lasciamo così l’Umbria ed entriamo in Emilia Romagna. Ci fermiamo all’autogrill di Cesena per la cena. Ancora una volta tutti assieme a tavola. I nostri occhi inizano a dare segni di stanchezza ma anche di grande gioia e commozione per il tempo trascorso insieme,  le bellezze della natura Umbra e per la spiritualià dei luoghi ove visse S. Francesco.

Giungiamo a Sartirana alle 23.30 dopo un viaggio tranquillo.

Grazie a Silvana, Patrizia, Elisa, Roberta, Franco, Cesare, Ruggero, Vincenzo, Piero ed Ambrogio per la stupenda riuscita di questa bellissima esperienza.
Ognuno di noi pur camminando insieme, ha percorso il sentiero di S. Francesco con le sue gambe, i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue fatiche e le sue gioie.

Prima di accomiatarci ed auguraci la buona notte chiediamo a Silvana di iniziare sin da domani ad organizzare il prossimo pellegrinaggio: non abbiamo terminato questo cammino, ci siamo presi solo una pausa per poi riprenderlo un domani!

Se qualcuno vuole aggregarsi è ben accetto! Alla prossima.

Buona notte. Pace e Bene.



Laudato sii mi Signore per frati piedi che ci guidano sui sentieri della pace.

 

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