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La richiesta per la costituzione della Parrocchia di Sartirana, rivolta al card. Andrea Carlo Ferrari, venne sottoscritta il 20 gennaio 1900 dal Consiglio Comunale (Sartirana è stata Comune a sé fino al 1928, quando fu annessa al Comune di Merate ) e dai capi-famiglia del paese, cha allora contava circa 600 abitanti.
La domanda trovò favorevole accoglienza presso il cardinale, che firmò il decreto di erezione canonica della parrocchia in data 6 aprile 1900.
 
  
Da allora, nella parrocchia di Sartirana hanno operato otto parroci:
  • don Pietro Consonni (1900-1923)
  • don Francesco Bettinelli (1923-1926)
  • don Luigi Belloni (1926-1933)
  • don Teodoro Bonalumi (1933-1940)
  • padre Geremia Cantoni O.F.M. (1940-1950)
  • don Giovanni Bertolli (1950-1962)
  • don Vittorio Monti (1962- 1977)
  • don Adriano Ferrario dal 1977, l’attuale pastore.
E prima? A chi era affidata la cura delle anime sartiranesi?
Verso la fine del sec. XIII, il prete Goffredo da Bussero ebbe l’incarico di censire tutte le chiese della diocesi di Milano e nel suo “Liber Notitiae Sanctorum Mediolani” è documentata l’esistenza della “chiesa di S. Pietro” a Sartirana.
Non è agevole stabilire con sicurezza quando e da chi fu edificata, ma gli storici locali hanno formulato un’ipotesi convincente.
A Beolco, che un tempo fu importante nodo stradale nella rete viaria romana, c’è una chiesetta romanica, dedicata anch’essa a S. Pietro, che in passato doveva essere un’ampia chiesa romanica a tre navate, fondata nel sec. XII, forse per donazione della potente famiglia longobarda a cui apparteneva il fondo di Beolco con il rispettivo castello. Accanto ad essa, una nobile canonica accoglieva un capitolo di dodici monaci regolari. La canonica, tanto importante da essere immediatamente soggetta alla Santa Sede, possedeva un notevole patrimonio di terreni e case, molti dei quali a Sartirana: è dunque probabile che furono proprio questi monaci a costruire la nostra chiesa, dedicandola allo stesso Santo titolare della loro. Essi, inoltre, esercitavano il “diritto parrocchiale”, ossia la cura d’anime, sulle persone che abitavano e lavoravano nei terreni di proprietà della canonica: furono, dunque, i pastori dei nostri avi.
Tuttavia due secoli dopo iniziò la progressiva decadenza della canonica di Beolco, e ciò dovette senz’altro avere ripercussioni negative sulla vita del nostro paese. Ma cosa sappiamo sui molti secoli che si stendono tra questi remoti eventi e l’erezione della parrocchia?
 
Nel 1980, in occasione dell’ottantesimo anno di erezione della parrocchia, al prof. Giorgio Figini, archivista della Curia di Milano, fu affidato l’incarico di redigere una monografia sulla storia del paese e della parrocchia di Sartirana. L’accurato lavoro, del quale queste note risultano per buona parte una ripresa, permise all’autore di scoprire che la chiesa di S. Pietro in Sartirana fu già parrocchia ben prima del 1900, ma per poco. Vediamo i fatti.
 
Nell’Archivio Storico della Curia di Milano è conservato, in copia del sec. XVIII, un documento del 1471 che testimonia una controversia sorta fra il sac. Pietro Rusconi (qualificato come “rector ecclesiae santi Petri de Sartirana”, che, molto probabilmente, ha il significato di “parroco”) e il parroco di S. Marcellino: i due contendono intorno alla consistenza del beneficio parrocchiale, poiché il parroco di S. Marcellino rivendica l’appartenenza alla propria parrocchia di alcuni terreni.
Cosa si può arguire da questa testimonianza? In primo luogo, risulta chiaro che, a Sartirana, la cura d’anime doveva essere svolta, in precedenza, dal parroco di S. Marcellino, il quale, per tale ufficio, amministrava anche i beni della chiesa di Sartirana, percependone le rendite. Inoltre fa pensare che la parrocchia di Sartirana fosse, all’epoca della controversia, di recente istituzione: il parroco di S. Marcellino, infatti, rivendica un diritto da lui esercitato, del quale non è però in grado di fornire la necessaria documentazione.
Nel 1455 l’arcivescovo di Milano Gabriele Sforza prese alcuni provvedimenti per il buon funzionamento della collegiata di Beolco: alla luce del nostro documento, è ragionevole ipotizzare che tra questi atti vi fosse l’attenzione alla cura pastorale di Sartirana, con la conseguente istituzione della parrocchia.
Non si hanno notizie sull’esito della contesa fra i due parroci; probabilmente la vittoria andò al parroco di S. Marcellino, e Sartirana rimase di nuovo senza parroco per quattro secoli.
 
Nella monografia del 1960 (in occasione del 60° di erezione della Parrocchia), il parroco don Giovanni Bertolli riferisce di aver trovato in Archivio Parrocchiale la copia di un documento che stabilisce l’obbligo per l’Arciprete di S. Marcellino di assistere spiritualmente la popolazione di Sartirana; nella copia sono poi segnati i nomi degli Arcipreti che hanno soddisfatto a tale obbligo dal 1531 al 1736.
 
La situazione, però, non doveva essere delle migliori; nientemeno che san Carlo Borromeo si preoccupa del nostro paese, spingendo il prevosto di Brivio a studiare se vi siano le condizioni per l’erezione della parrocchia. In data 20 dicembre 1568 gli scrive infatti che, costruita una casa per il parroco e accresciuta la rendita, “ivi si potrìa erigere una parochia atteso che (la chiesa di Sartirana) è distante dalla parochiale di Imbersago de doi miglia di cativa strada, overo si metta con Biolco come dicono che era altre volte ove è vicino mezzo miglio” . Ancora una volta, tuttavia, non se ne fece nulla.
 
Fino a quando nel 1870, per le mutate esigenze di una popolazione ormai numerosa, cominciò a risiedere in paese un cappellano in cura d’anime, dipendente dal parroco di S. Marcellino; il primo di essi fu il sac. Carlo Viganò. Pochi anni dopo, il nostro paese ebbe anche quella casa per il sacerdote già auspicata da S. Carlo. Nel 1895, infine, giunse come cappellano il sacerdote meratese don Pietro Consonni. Come si può capire, la presenza in paese del sacerdote stimolò negli abitanti un nuovo fervore di vita spirituale, che fu la premessa per la richiesta di erezione della parrocchia al card. Ferrari.
 
Con l’istituzione della parrocchia venne poi anche l’oratorio. Nei primi anni del dopoguerra Padre Geremia Cantoni edificò l’oratorio vecchio, recuperando i tetti delle baracche in cui alloggiavano a Merate i prigionieri di guerra. Con don Giovanni Bertolli, il 25 settembre 1960 fu posta la prima pietra del nuovo edificio, i cui lavori si conclusero nei due anni successivi. Don Vittorio Monti, infine, acquistò con generosità il terreno circostante.

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